Cluster Magazine incontra per voi Franz, proprietario della Avalon Clothing, che ci racconta dagli inizi al futuro tutti i progetti di questa clothing line totalmente immersa nella scena musicale Italiana.
Quando, come è nata Avalon Clothing e perché la scelta di questo nome?
L’idea di creare un brand, o qualcosa che si avvicinasse ad esso, nasce nella primavera del 2009. A dir la verità la volontà di provare a mettere in piedi una piccola clothing line c’era già a metà degli anni novanta. Però all’epoca ero giovane e abbastanza “ignorante” in materia, quindi l’idea era stata accantonata quasi subito. Accantonata, ma non dimenticata. Ed è così che col passare degli anni un po’ di esperienza è stata acquisita, e con quattro soldi che sono riuscito a mettere da parte, ho deciso di tentare. Ufficialmente Avalon nasce nel giugno di tre anni fa, anche se mi sembra solo ieri che tutto è cominciato.
Perché Avalon? Devo confidarti che la scelta del nome per me era molto importante. Non volevo qualcosa di banale, ma qualcosa che per me avesse un significato e che al tempo stesso ti rimanesse in testa. La lista dei nomi papabili non era molto lunga, ma tra tutti quelli trovati Avalon è quello che mi è piaciuto subito. Per chi non lo sapesse, Avalon è l’isola leggendaria dove si narra sia sepolto Re Artù; sempre stando alle leggende, Avalon è l’isola dove sarebbe seppellito il Santo Graal. Tutte queste storie mi hanno sempre appassionato, quindi hanno avuto un ruolo fondamentale per la scelta del nome. Avalon è poi anche il titolo del primo disco da solista di Anthony Green, e da fan dei Circa Survive, e dei Saosin prima, questa cosa non ha fatto che rafforzare in me l’idea che Avalon fosse il nome perfetto.
Qual’è stato il primo prodotto Avalon in assoluto e come nascono le idee per le collezioni?
In realtà i prodotti sono stati tre. Ancora oggi non reputo Avalon come un marchio vero e proprio, non abbiamo ancora una struttura che ci permette di fare collezioni programmate come qualsiasi altro brand. Usciamo quando abbiamo qualcosa che valga la pena fare uscire. Tornando alla domanda, siamo usciti con tre t-shirt, realizzate in collaborazione con Gianluca Militello di Saintgraphic, che conoscevo per una mia precedente collaborazione avuta con un altro brand per il quale lavoravo. Lavorare con lui è stato molto piacevole, ci siamo trovati in sintonia su tutto. Io gli ho buttato li le idee e lui le ha realizzate in modo perfetto. Ancora oggi sono soddisfatto di quelle maglie.
C’è stata una clothing line in particolare che ti ha influenzato più di tutte?
Credo ce ne sia più di una. Tutte quelle con cui sono cresciuto e con le quali mi sono sempre vestito, o che vestivano gli artisti che seguivo, hanno avuto un ruolo importante. Da Volcom a Vans, da Zero a Santa Cruz, da Famous Stars & Straps ad Atticus. Quest’ultima forse è quella che più di tutte mi ha spinto a creare un brand. Poi ci sono altri marchi, come Iron Fist, To Die For, Rockett e Obey, che hanno avuto anche loro la piccola parte. Oggi Obey forse è il mio maggior punto di riferimento, cosa che credo un po’ si possa notare.
Hai sempre lo stesso grafico o vi siete affidati ad artisti diversi? In tal caso qual’è stato tra tutti il vostro preferito e perché?
Come detto in precedenza, per le prime tre t-shirt uscite abbiamo collaborato con Gianluca Saintgraphic, che ne ha poi realizzata anche un’altra della seconda collezione. Mi sono poi affidato a grafici free lance trovati in rete ai quali ho fatto realizzare quello che mi passava per la testa, ma anche a grafici che mi hanno contattato proponendomi dei lavori che avevano realizzato e che pensavano potessero andare bene per lo stile Avalon. Valutavo poi se effettivamente potessero essere valide o meno per Avalon, e si portava a termine il lavoro. Oggi funziona ancora così. Non c’è un grafico in particolare che mi permetto di dire essere il mio preferito. Ognuno ha il suo stile e modo di lavorare. Per il momento non ho avuto difficoltà a collaborare con nessuno dei grafici con i quali ho lavorato, quindi mi sento di dire che sono tutti i miei preferiti.
Come descriveresti lo stile Avalon in una sola parola?
Avalon. No more, no less.
Qual’è la parte più difficile nel dirigere una clothing line?
Avalon è soltanto mia. Al momento non esiste una struttura con rete vendita e agenti che girano il marchio, ma spero sempre che un giorno possano arrivare. Faccio tutto da solo nel tempo libero. Purtroppo il tempo libero che ho non è moltissimo, ma cerco di fare il possibile con quello che ho a disposizione. Posso, per fortuna, confidare sull’aiuto di un sacco di persone, la mia fidanzata e tanti amici, che mi supportano e mi danno una mano a realizzare flyer, foto e quant’altro serva per spingere il marchio, e mi danno soprattutto tanti consigli, che sono le cose più utili.
Tra tutti questi sarò sempre grato ai ragazzi di Ghost Agency che mi hanno sempre tirato in mezzo ai loro eventi e mi hanno sempre supportato. E sono contento di aver stretto amicizia con loro soprattutto perché insieme ci siamo sempre divertiti. Ringrazio poi Alessandro Schmidt e Arianna Carotta che mi hanno sempre dato una mano a realizzare photosession senza mai chiedermi nulla in cambio.
Quale pensi sia l’errore più grande che le clothing line emergenti fanno quando lanciano la propria linea?
Negli ultimi anni ho visto spuntare più brand che funghi, specialmente in Italia. Anche all’estero ne nascono un sacco, ma se sto a guardare come nascono, le differenze, stilistiche e non, tra un brand estero e uno italiano sono abissali, e non a favore del brand italiano. In Italia, purtroppo, pensano tutti, o quasi, che dare vita a un brand sia una cosa facile e che il successo arriva subito, basta avere tanti amici su Facebook, etc. Il discorso è un po’ lo stesso che vale per chi inizia a fare una band: “Hey, facciamo una band così siamo cool e diventiamo famosi!”. Ma in pochi sanno che ci vogliono tanta pazienza e tante energie per dar vita, ma soprattutto per tenere in piedi un brand. E che se poi vuoi veramente diventare qualcuno, devi investire un sacco di soldi e scontrarti con la mentalità ottusa della maggior parte dei negozianti italiani che, anche se la qualità del tuo prodotto è superiore a quella degli altri brand che loro trattano, nemmeno ti fissano un appuntamento per vedere la merce. Tanto loro pensano: “ecco un altro sfigato che ci propina un brand”. Poi c’è il discorso produzione, in Italia mettere in piedi un brand di qualità ha dei costi elevatissimi. Ecco spiegato perché poi al pubblico bisogna uscire ad un prezzo un po’ più alto di tutti gli altri. L’idea di provare a produrre all’estero devo dire che mi ha più volte sfiorato, ma sono sicuro che non sarei stato soddisfatto del risultato finale come lo sono ora. In questi tre anni mi sono tolto tante soddisfazioni e sono contento, dopo tutto questo tempo, di poter dire: “Hey, Avalon è ancora qui!”.
In base a quali criteri scegli gli artisti da sponsorizzare?
Nonostante Avalon sia ancora un brand “di nicchia”, ho ricevuto e ricevo in continuazione richieste da band che vorrebbero essere sponsorizzate. Purtroppo non posso accontentare tutti, ma cerco di fare il possibile e di tenere alto il livello qualitativo delle band che entrano a far parte della Family. Non c’è un criterio ben preciso in base al quale scelgo le band che entrano nel roster Avalon. Prima di tutto mi devono piacere, altrimenti la cosa non avrebbe senso. Poi devono avere una discreta fan base e assicurare di avere dei tour spalmati durante tutto l’anno. Ho ricevuto richieste da band che avevano una buona fanbase e che giravano un sacco, ma mi facevano talmente tanto schifo che avrei fatto fatica anche solo a guardarli con addosso una maglia Avalon. Anche qui poi chiedo consiglio ad amici e addetti ai lavori per sapere se può valere la pena o meno endorsare questa o quell’altra band. Ti posso dire che ad oggi sono fiero di tutte le band presenti nella Family.
Ho sentito che la fede ha un ruolo molto importante nella tua vita. Ha questo aspetto influenzato in qualche modo la linea?
Mi sono avvicinato alla fede alcuni anni fa dopo diverse cose che mi sono successe. Premetto che ho un modo tutto mio di credere. Credo in Dio e nella Bibbia, ma non mi piace la Chiesa e l’uso strumentale che la Chiesa fa della parola di Dio per motivare ogni cosa che fa. Non al 100%, ma questo mio credere influenza lo stile delle grafiche che appaiono sui capi Avalon. Di sicuro non vedrete mai una croce rovesciata o una stella a cinque punte su una maglia Avalon, a meno che siano in fiamme. (ride)
Quali sono i progetti futuri per Avalon Clothing? Hai intenzione di ampliare la linea creando felpe o cappelli?
Siamo usciti da pochissimi giorni con la nuova linea, nella quale appare per la prima volta una felpa girocollo. Per il futuro, abbiamo pronte alcune grafiche che speriamo di poter far uscire già quest’estate. Stiamo poi pensando di realizzare alcuni gadget, come cover per iPhone, e altre cose che speriamo di poter buttare fuori, al più tardi, il prossimo inverno. Per il momento vi consiglio di dare un’occhiata alla nuova collezione e di seguirci su Facebook, Tumblr, Instagram, Twitter e qualsiasi altro social network vi venga in mente. Molte news saranno in arrivo nei prossimi mesi.
Ringrazio Cluster Magazine per lo spazio dedicatomi e per il supporto e tutti voi che avete speso alcuni minuti della vostra vita per leggere questa intervista. God Bless you all.











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