La musica in immagini: la fotografia di Arianna Carotta

Cluster Magazine 6 maggio 2012 0
Faccia a faccia con l’artista veneta, che ci svela l’emozione di incastrare in uno scatto suoni e vibrazioni.


Come e quando nasce Arianna Carotta artisticamente?

Il tutto è nato nel settembre del 2005, quando ho avuto il mio primo pass foto per il Rock in Idro. Non finirò mai di ringraziare Daniel Marcoccia e Rock Sound per aver creduto in me e per avermi dato l’opportunità di intraprendere questa avventura nel mondo della musica.

Quando hai capito che questo doveva essere il tuo lavoro?

Non so ancora se sarà il mio lavoro, lo spero tanto, è molto difficile vivere di musica al giorno d’oggi. Sicuramente ho capito che la fotografia faceva per me già quando ero alle elementari: rubavo sempre le usa e getta ai miei genitori per far delle foto totalmente a caso. Poi dopo sono arrivate le analogiche di mio papà e le digitali qualche anno fa.

Gli artisti musicali sono il tuo soggetto preferito o solo uno dei tanti?

Sono in assoluto il mio soggetto preferito.

Come è visto il ruolo del fotografo durante un concerto: è rispettato in quanto lavoro oppure è considerato solo un elemento di disturbo?

Purtroppo siamo trattati come le “ultime ruote del carro”. Potrei quasi scrivere un libro per raccontare i vari aneddoti che ci sono successi in tutti questi anni, e sicuramente non sono finiti!

Tre aggettivi per descrivere lo stile fotografico di Arianna Carotta?

Sincero, istantaneo, analogico. Nessuna digitale mi può trasmettere la stessa sensazione che provo guardando la grana della pellicola.

Quale, se c’è, consideri lo scatto migliore che hai fatto e perchè?

Bella domanda. Quello che dovrò ancora scattare perché il mio obiettivo come fotografa è mettermi alla prova di continuo, per migliorare ogni giorno di più. In realtà, ci sono un paio di foto alle quali sono particolarmente legata. Di quest’anno mi piace molto la foto che ho scattato a Oliver Sykes al Sonisphere e quella fatta ai Vera Cruz a Milano. Altre foto le ritengo meno belle, ma ci sono particolarmente legata per la storia che sta dietro loro.

Il mondo della fotografia in Italia: è veramente possibile vivere di questo lavoro?

Sì, se scendi a compromessi e sei disposto a fare le classiche marchette. Sicuramente io non ho scelto un campo facile, ma ci credo fino in fondo e non voglio mollare alla prima, seconda, terza, decima difficoltà.

Nel mondo della musica, quale credi sia il soggetto che più si presterebbe ad essere fotografato e perché?

Posso citarne due? In primis direi Brian Molko. Mi immagino già il set…una camera d’hotel completamente bianca, lui, solo lui e la sua perfezione. Poi direi Keith Richards. Farei qualcosa alla Richard Avedon, un classico bianco e nero per mettere in risalto le sue rughe.

Credi che il mondo della fotografia sia ancora un ambiente prevalentemente maschile?

No, non ci ho mai creduto.

Chi sono gli artisti, fotografi e non, che influenzano maggiormente il tuo lavoro?

Annie Leibovitz, Glen E. Friedman, Jean – Baptiste Mondino e Tim Walker.

Cosa ne pensi di questa moda che vede ragazzini di 17-18 anni avere reflex costosissime e sentirsi fotografi affermati dopo solo due foto in bianco e nero a un lampione?

Non vorrei scatenare una polemica riguardo questa cosa, è un discorso già fatto e rifatto. Vorrei solo chiedere loro dove trovano tutta quella altezzosità e sicurezza che vedo in alcuni sguardi.

Qual’è stato il tuo episodio migliore, e quale quello peggiore da fotografa?

Senza alcuna esitazione direi che l’episodio migliore è stato il week end in tour con i Bloody Beetroots Death Crew 77. Grazie a Monster Energy e ai BB ho avuto l’opportunità di seguire la band per le ultime tre date del loro tour che si è concluso a Berlino lo scorso settembre. Non avrei potuto chiedere di meglio: ero in giro per l’Europa con una band di amici, solo per fare foto. Mi è andata di lusso!
È sempre poco piacevole, invece, quando durante un concerto sei nel pit a scattare foto e vieni trattato come un delinquente. Ma questo fa parte del gioco, purtroppo.

Qual’è il tuo sogno nel cassetto artisticamente?

Andare in tour con una band straniera per poi fare un libro.

Arianna Carotta official website

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