Matteo Cavalieri, in arte Emmeci Quadro, fotografo ufficiale dell’Any Given Monday, ci parla della fotografia, dell’architettura, di come queste due passioni riescano a convivere e ad alimentarsi a vicenda e di quanto importante sia, per i giovani d’oggi, darsi da fare.
(foto di Matteo Cavalieri)
Per chi non ti conoscesse, chi è Matteo Cavalieri in arte Emmeci Quadro?
Ciao. Sono uno studente di architettura con la passione per la fotografia.
Come è nato l’amore/passione per la fotografia?
Quando i miei genitori mi regalarono circa 12 anni fa una compattina nikon mi resi conto che catturare istanti mi appagava molto: decisi quindi di approfondire questo percorso.
Il soggetto che più ami immortalare?
Non ho un soggetto favorito ma conto su di una rosa di possibilità.
Mi piace cimentarmi in cose differenti e paradossalmente agli antipodi tra loro: dall’architettura al ritratto, alla fotografia naturalistica.
Lavorando come fotografo in alcuni locali, come vivi il cambio generazionale delle persone che li frequentano?
Trovo che l’età, entro certi limiti, sia relativa. Vivo bene il ricambio generazionale in quanto amo osservare i fenomeni sociali in genere e quanto avviene durante le serate solletica molto la mia curiosità.
(foto di Matteo Cavalieri)
Il mondo della fotografia in Italia. Quanto è difficile vivere di questo lavoro, se è veramente possibile farlo?
Sono tempi di crisi – è questo che si sente dire spesso – ma questo è un cliché con il quale molte persone giustificano i propri ed altrui fallimenti. La situazione non è obiettivamente facile ma questo non mi spaventa: ho sempre trovato lavoro abbastanza facilmente e credo che “la crisi”, anche in ambito fotografico, sia un falso ostacolo. Si può vivere di fotografia anche se non basta volerlo, bisogna avere delle competenze, una reflex non basta.
Tre aggettivi per descrivere il tuo stile fotografico?
Te ne dirò uno solo: sensibile. Sensibile al bello universale che è racchiuso in ogni angolo di mondo e in ogni persona. Tradotto in ambito fotografico, per calibrare il tiro della mia risposta, c’è un’altra parola che si presta: reportage. Anche se non è un aggettivo e penso che gli stili siano, in un certo senso, un limite alla creatività.
Chi sono gli artisti, fotografi e non, che influenzano maggiormente il tuo lavoro?
I nomi sono tanti, rischierei di fare un poutpourri di artisti poco coerente. Personalmente mi sento più ispirato dalla sana competizione con i miei diretti concorrenti (e amici in qualche caso) e dalla ricerca di un mio linguaggio riconoscibile che non si sia già visto altrove.
(foto di Matteo Cavalieri)
Qual è il soggetto o la situazione che vorresti fotografare?
Mi piacerebbe trovarmi al momento giusto nel posto giusto, per scattare una di quelle foto che poi entrano a far parte dell’immaginario collettivo. Credo che riuscire a coniugare architettura, moda e ritratto sarebbe per me il massimo.
Architettura e fotografia. Sono fondamentali l’una per l’altra?
Vedi sopra. Un architetto che si rispetti a mio avviso non può essere un cane in fotografia anzi, proprio la foto è una composizione che la dice lunga su molti fattori indispensabili quando si progettano un edificio, un parco, una sedia. Quindi si, sono fondamentali e complementari.
Cosa ne pensi di questa moda che vede ragazzini di 17-18 anni farsi comprare reflex costosissime dai genitori e sentirsi fotografi per due foto ad una foglia e ad un tramonto?
Penso che solo chi è costante nel perseguire un obiettivo poi riesce a concretizzarlo. Ben venga che siano in molti a coltivare questa passione e a comprare macchine costose, ma per essere un professionista devono coesistere talento, conoscenza teorica, pratica, abilità nelle pubbliche relazioni e un pizzico di fortuna. D’altronde i fotografi bravi per davvero continuano a contarsi sulle dita di mani e piedi.
(foto di Matteo Cavalieri)
Cosa c’è nel futuro di Matteo? Un sogno nel cassetto che vorresti realizzare?
Nel mio futuro immediato c’è la tanto sudata laurea in architettura, l’apertura di uno studio multisettoriale con gli amici di sempre e la volontà di portare avanti quante più cose possibile allo stesso tempo, cercando di ottenere il meglio in ogni campo.
Chi si ferma è perduto.














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