Il cibo come materia

Cluster Magazine 4 marzo 2012 0

Torna, su Cluster Magazine, Marina Cinciripini che, dopo averci fatto seguire i gesti qualche settimana fa, oggi ci accompagna alla scoperta del cibo come materia.

di Marina Cinciripini

A me del pane è sempre piaciuta più la crosta, specialmente da piccola la mollica proprio la schifavo; mia madre però aveva una specie di nevrosi e durante tutto il pasto plasmava con una sola mano l’interno delle fette fino a creare dei cubi perfetti che venivano poi abbandonati sulla tavola. Solo allora la mollica mi attraeva, l’dea di rompere quella perfezione era più forte del gusto, la manipolazione di elementi che appartengono al nostro quotidiano come verdure, pane e pietanze varie, può creare in noi grandi mutamenti.

Non parliamo nè di pasta sale nè della sua versione più evoluta, la pasta di mais, nè tantomeno dei biscotti da appendere all’albero di natale; decoupage e lavoretti vari li lasciamo agli oratori e alle casalinghe disperate. Seguiamo però gli stessi principi, attingendo a materiali semplici come gli ingredienti di una torta; si prende una ricetta, si apportano delle variazioni si aggiungono nuove componenti, così nuovi pezzi di “poesia materica” prendono forma.

Avete mai trovato delle rose nell’insalata? Alla sola vista del libro di Bruno Munari (edito da Corraini) capirete di cosa sto parlando. I culetti d’insalata, le parti terminali dei cespi che rimangono dopo il lavaggio della verdura; loro, che finiscono sempre nel cestino insieme alle foglie più esterne, per una volta lasciateli in una ciotolina e portateli al bambino più vicino, con l’aiuto dei colori diventeranno dei fantastici timbri naturali.

Sempre la verdura, è la materia prima del workshop “Veggie Bling Bling” della progettista olandese Marjie Vogelzang, che ha basato tutti i suoi lavori sulla potenzialità del cibo. I bambini si sa non amano le verdure, ogni genitore ha la sua tattica, il più delle volte fallimentare, per far ingurgitare certe cose ai propri figli; finti aereoplani e treni, filastrocche e canzoncine cadono di fronte a questo approccio: i bambini si costruiscono da soli gli accessori che poi mangeranno. I ravanelli diventano orecchie d’elfo.

Una semplice spremuta di vegetali, l’installazione “Liquid Palette” dello studio Raw Color per la mostra “Dutch Domestics” al Museum für Angewandte Kunst di Francoforte. Uno scaffale di 130 campioni espone una selezione di cromie; i colori, pronti per la tintura di tessuti e carta, vengono mostrati nella loro natura fisica: densità, trasparenze, stratificazioni e sedimentazioni testimoniano la diversità della materia. Le infinite declinazioni della natura si contrappongono all’uso di barattoli standard tutti uguali che, grazie al contenuto, perdono la loro sterilità.

Le ciotole “Reversed volume” del giovane duo austriaco Mischer’Traxler sono ottenute imprimendo il volume di una verdura o di un frutto in una ciotola di ceramica. Ogni frutto|vegetale è diverso dagli altri, così la loro impronta determina l’unicità del prodotto finale, colorato con i pigmenti dell’ortaggio|frutto corrispondente. Il progetto nasce per Food Marketo, un negozio pop-up aperto da DesignMarketo durante la Milan design week 2010.

Le più antiche ricette prendono letteralmente forma in “Baked” del duo italiano, ormai olandese, Formafantasma. A Salemi (provincia di Trapani) c’è un’antica tradizione di decorazioni architettoniche realizzate con la farina; questo il presupposto dei designers, partire dalla semplicità del connubio acqua-farina per arrivare ad una collezione di contenitori fatti di ingredienti reperibili in cucina come: caffè, cacao e spinaci affiancati da sale, gomma lacca e spezie. La resistenza degli oggetti è rafforzata da una cinghia elastica. Le nuove tipologie di complementi di arredo si rivelano in tutto il loro incredibile fascino nell’installazione “Autarchy” realizzata nel 2010 allo spazio Rossana Orlandi. Trimarchi e Farresin sfatano la concezione del design legato a materiali tecnologici, riportando la disciplina alla semplicità di gesti e azioni che da sempre la caratterizzano.

Ognuno sceglie la sua fede la sperimenta e la coltiva a suo modo, Gabriele Bonci ha scelto il pane e sua madre, la vergine Lievitazione. L’ovvietà associata al pane quotidiano toglie, all’onnipresente accompagnamento il fascino e la difficoltà della sua preparazione. Anche le sue potenzialità in altri campi di applicazione accrescono la sua grandezza, il suo spirito; la cottura in crosta di pane può essere applicata ad una larga varietà piatti: dalle carni alle verdure passando per le zuppe. Oltre a mutare e arricchire il sapore delle pietanze, prende vita un’estetica delicata, dalle forme insolite e dai colori caldi, quelli che ti fanno sentire a casa; il pane qui è al tempo stesso cottura-decorazione e scoperta.

Alcuni di questi risultati fissano in modo permanente la bellezza della natura, catturandone le forme e le composizioni; altri variano una materia applicandola ad utilizzi diversi ma, ognuno di questi progetti parte dal quotidiano e dalla semplicità di gesti ed azioni.

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