Cluster Magazine vs Andrea Rock

Cluster Magazine 13 marzo 2012 1

Questa volta ci ha fatto visita una persona che della musica ha fatto la sua vita e la sua religione. Dj, speaker, musicista; Cluster Magazine è orgoglioso di presentarvi: Andrea Rock.

Ciao e benvenuto su Cluster Magazine, partiamo subito con la nostra intervista. Dj, Speaker, VJ, Musicista. Come nasce il percorso artistico di Andrea Rock?

Innanzitutto saluto lo staff e i lettori di Cluster Magazine. Diciamo che non ho mai avuto un progetto professionale preciso in testa; volevo fare musica, parlare di musica, diffondere un pensiero alternativo. Qualsiasi mezzo era utile allo scopo, dal palco alle tv, dalla radio al web..

Da Rock tv, a Radio 105 fino a diventare una delle voci ufficiali di Virgin Radio Italia. Come hai vissuto tutto questo?

Con grande serenità e spontaneità. Sono entrato a Rock TV perchè ad un concerto degli Extrema il loro merch guy (Alessandro Volpato detto “Nasty”) mi aveva visto preparato sulla musica e abbastanza sul pezzo con la lingua inglese; al canale cercavano qualcuno per realizzare interviste agli artisti internazionali e così abbiamo iniziato una collaborazione che è proseguita per circa 6 anni. In quella sede ho conosciuto Ringo e con lui mi sono avvicinato al mondo delle radio nazionali, prima come autore e poi come speaker. E’ stato un processo molto naturale, costruito attraverso anni di gavetta e sacrificio.

Restando in tema, preferisci di più la radio o la tv?

Mi piacciono quegli spazi mediatici dove si può parlare senza troppe costrizioni di musica; diciamo che prediligo il contenuto rispetto al contenitore.

Facendo questo lavoro ti trovi a contatto con tantissimi artisti, quali sono le sensazione quando devi intervistare i tuoi idoli?

Mi emoziono esattamente come un fan; se perdi questo entusiasmo, non risulti credibile agli occhi di chi ti guarda/ascolta. C’è una mia pessima intervista ai Green Day su YouTube, dove si evince palesemente la mia emozione nello stare seduto di fianco ad una band che ha significato tanto per me.

Da musicista porti avanti diversi progetti, tra cui gli Andead. Come sono nati e a cosa dobbiamo il nome della band?

A 25 anni compiuti volevo tornare a suonare punk, dopo tanti anni trascorsi ad investigare i vari sottogeneri (dal nu metal al grindcore). Il punk è stato ed ancora oggi è il mio primo amore; il nome del gruppo è un gioco di parole tra il mio nome e il termine inglese “undead”. Volevo sottolineare il fatto che esistono ancora punkrockers che credono nella musica, che l’attitudine non è ancora morta.

“Punk Goes Acoustic” è un altro progetto che ha preso vita nel 2010, in che cosa consiste?

E’ un progetto no profit che vuole riportare il punk rock nei locali, in una chiave differente. Vi sono coinvolti diversi gruppi punk rock della scena milanese e artisti pop/rock che sono comunque cresciuti con il “1,2,3,4″ nel sangue. Credo che il concetto alla base di questo supergruppo sia “…punk for punk’s sake…”

Un tour con una leggenda della musica: Marky Ramone. Com’è stata questa esperienza, cosa hai provato e che ricordi ti ha lasciato?

Marky Ramone era il batterista che suonava nella prima cassetta punk che ho acquistato in vita mia (“Adios Amigos”), quindi puoi facilmente immaginare il livello di coinvolgimento personale. E’ stato chiesto a me e ai miei compagni di gruppo negli Andead (Stefano e Gianluca) di accompagnarlo per le date live nei locali e per noi è stato un onore ed un privilegio. I ricordi più belli sono forse legati ai momenti “off stage”, durante i quali Marky scherzava con noi, ci raccontava degli anni del punk a NY e ci dava consigli per una vita dedita alla musica.

Vai su e giù per tantissimi palchi, suonando in compagnia di tantissime band o artisti. Quali sono i palchi e le band che ti hanno lasciato un miglior ricordo e perché?

Beh, credo che ogni concerto e ogni palco abbiano il loro perchè; dalle serate più difficili trai spunto per migliorarti, così come quando ti capita di calcare palchi importanti insieme ad artisti affermati. Ricordo con piacere i nostri live in apertura a Social Distortion, AFI e Dropkick Murphy’s. Grandi emozioni, pelle d’oca ancora oggi solo a parlarne.

Sei, tra le altre cose, anche la voce ufficiale delle Tattoo convention in Italia, come ci sei arrivato e che rapporto hai con i tatuaggi?

Ho fatto il mio primo tattoo a 17 anni, quando è scomparso mio nonno. Il tatuaggio è un simbolo per me assolutamente funzionale per comunicare qualcosa di te agli altri e per ricordare con un segno grafico quelli che sono stati i momenti e i valori più importanti nella vita di ognuno. Sono entrato in contatto con gli organizzatori delle convention dopo tanti anni dove le visitavo come cliente; si è creata con loro una bella amicizia e un rapporto di stima reciproca. All’interno di questi contesti, mi sento veramente a casa.

Se potessi incontrare e intervistare un personaggio di qualsiasi epoca, chi sarebbe?

Vorrei incontrare Johnny Cash, Joey Ramone e Joe Strummer, tre songwriters ai quali mi sento di dovere moltissimo.

Su un’isola deserta: che disco, libro e film porteresti?

Ti rispondo di getto, perchè se no si fa notte:

“Somewhere Between Heaven and Hell” dei Social Distortion,

“Alta Fedeltà” di Hornby

“Sleepers” di Barry Levinson

Una band da conoscere assolutamente?

Sarò scontato, i Social Distortion.

Una canzone che dovremmo ascoltare?

“No Surrender” di Bruce Springsteen.

Grazie per la tua disponibilità, ma un’ultima domanda è d’obbligo, cosa c’è nel futuro di Andrea Rock?

Vorrei poter continuare ad occuparmi di musica e diffondere quella che a mio avviso è valida e importante. Non importa farlo per forza attraverso un canale media importante; potrei farlo con la stessa passione anche dal bancone di un pub.

Andrea Rock Official Facebook Page
Virgin Radio Website

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