Cluster Magazine vs The Pills

Cluster Magazine 26 febbraio 2012 1

Cluster Magazine ha incontrato per voi quei bravi ragazzi dei The Pills, nella casa dove queste pillole nascono e in gran parte vengono realizzate. A parlare è Luca Vecchi, creatore, regista, attore, insomma tuttofare di questa bomba di produzione.

Presentazione cast e crew dei The Pills.

 Matteo Corradini (attore e creativo), Luigi Di Capua (attore, creativo e sceneggiatore), Federica
Marcaccini (attrice) e me (io faccio un po’ da jolly: dalla più remota concettualizzazione al runner, ricopro un po’ tutti i ruoli a seconda delle necessità). Questi, per lo meno, sono i membri più presenti. Si aggiungono poi un sacco di collaborazioni occasionali, sia artistiche (Valerio Di Benedetto, Matteo Quinzi, Viviana Rossi, Luca Di Capua, Tiziano Scrocca, Serena Tateo) che tecnici (Roberto Cruciani, Francesco Erba, Enrico Tomei), a seconda dell’evenienza e della disponibilità di ognuno.
The Pills nasce come una “palestra” di videomaking e di realizzazione creativa nel senso più ampio del
termine, quindi vuole in un certo senso dare la possibilità di provare a chiunque si volesse cimentare, ritenendo di avere delle qualità da mettere in scena.

Come  e quando nasce il progetto?

Il progetto The Pills nasce nel 2005 da una mia idea, con l’aiuto di Dario Matteo Sparanero. Scrivemmo il pilota di una sit-com molto simile al fallimentare telefilm via Zanardi ma che contenesse anche delle tinte demenziali alla Scrubs e che ricalcasse in qualche modo l’impostazione di Santa Maradona di Marco Ponti. La tematica delle nuove generazioni allo sbando e dall’utopica prospettiva è sempre una tematica attuale. Problematiche comuni, fondamentalmente. In questo Luigi, recentemente mi ha fortuitamente conferito un preziosissimo apporto in merito.

Tre parole per definire The Pills.

Sincero. Spontaneo. Allenamento.

Come nasce una “pill”, qual è il processo? A cosa vi ispirate?

Vita quotidiana portata all’estremo. Voli pindarici che, senza l’apporto del linguaggio audiovisivo, probabilmente resterebbero soltanto un’idea. Una cazzata da dimenticare. Vorrei che il pubblico vedesse The Pills come un annuario di cazzate da poter consultare nuovamente, all’occorrenza, per potersi fare due risate in maniera del tutto spensierata.

Gli interpreti della serie non sono attori professionisti, eppure riescono bene nelle interpretazioni. Come mai questa scelta? L’approccio spontaneo alla recitazione vi garba di più dell’impostazione classica e professionale??

Cerchiamo di preservare la spontaneità. Di solito preferisco la prima take. Abbiamo un dogma, in merito.  Un po’ come Lars Von Trier.

The Pills Halloween è stato il primo video ad uscire ma ad oggi se lo si cerca su Youtube o Google non si trova più. Come mai??

Controversie di varia natura. Una delle prime è stato il feedback. Evidentemente, come prima uscita, con i personaggi ancora da presentare, non ha propriamente avuto un riscontro efficace in termini di audience. Quindi abbiamo deciso di accantonarlo e di ripartire dal principio.

Dopo Spread e Bunga-Bunga, Web Series è  stato sicuramente il termine più sentito in Italia quest’anno. Cosa ne pensate di questo movimento? The Pills cos’è? Vi sentite più o meno bravi rispetto ad altri, o semplicemente più originali? E delle altre Web Series quella che vi piace di più e quella che vi piace di meno.

È una mutazione del medium di riferimento. Una volta era la radio. Poi si è passati alla tv. Ora c’è internet. Se vuoi comunicare a più persone possibili, specie ad un pubblico nuovo, si tratta semplicemente di una logica conseguenza. Si sceglie quello più in voga e lo si cavalca per comunicare e trasmettere agli altri qualcosa di tuo.
È in atto una migrazione dell’industria dell’intrattenimento. Si vocifera che Hollywood sia stata letteralmente messa in ginocchio da internet. E, se ci pensate bene, non sembra poi del tutto fanta-economia o fanta-politica. È solo che nel nostro paese avviene tutto più al rallenty. Tipo: siamo ancora costretti a pagare il canone RAI (con la rete nazionale che fa pateticamente perno sul sentimentalismo da cancer-movie). Negli Stati Uniti, addirittura Bill Cosby è passato al web producendo anche lui degli sketches comici (alla veneranda età di settantaquattro anni). Il problema è che lo fai tendenzialmente per il miraggio di una svolta. Anche se dubito si possa realmente parlare di risvolti economici consistenti.
The Pills vorrebbe dare il proprio personale contributo al panorama italiano in termini di format umoristico. E, come accennato prima, vorrebbe farlo semplicemente attraverso la spontaneità. Non crediamo di essere i più bravi. Cerchiamo di divertire e di dare un minimo di spaccato della gioventù odierna. Squattrinati. Spesso costretti a vivere in piccole tribù (gli appartamenti di studenti). Delle tribù che hanno i propri riti e i propri tabù da rispettare per una sana e pacifica convivenza.

Non ho una web-series preferita. Adoro gli “autori”, come mi accade per i registi. Il non plus ultra, in questi termini, è Maccio Capatonda. Ma anche i The Jackal spaccano. Ah! Mi ha fatto un botto ridere MIND the series.

Il progetto The Pills è appoggiato dalla rivista online Dude Magazine. Quanto vi ha aiutato nella distribuzione dei video e nella promozione di questi? E quanto Dude Magazine influenza le vostre scelte artistiche nella stesura delle storie?

Dude ha un consiglio di 10 persone che non ho mai visto né conosciuto (che io chiamo i dieci custodi dell’anello) che effettuano delle screening-test in solitaria fornendo semplicemente un sì e un no; capitanati dal carissimo Marco Fagnocchi (che io cordialmente appello Sauron) che è spietato nel giudizio come solo Paolo Mereghetti strafatto di anfetamine saprebbe essere. Andrea Pergola, il caporedattore, rappresenta il coltellino svizzero della produzione nonché amabile confidente (sa fare delle trecce invidiabili). Antonio Bussu per la produzione esecutiva e Federico
Bisozzi per quanto concerne il mixing audio. Per quanto riguarda la stesura delle storie, solo di recente è divenuta più sistematica e ponderata. Anche se, come spiegavo prima, molto è lasciato all’improvvisazione.

Qual è la pillola che vorreste fare senza limiti di budget, di censura e altro?

Penso di aver interiorizzato così tanto il metodo guerrilla-style che non saprei da dove cominciare. Sicuramente desidererei per il format un apporto grafico e di visual effects un po’ più elaborato. Sono convinto che mi sbloccherebbe moltissime idee ancora in fase di stallo. Accantonate proprio per il motivo sopracitato.

Progetti per i The Pills. Dove volete arrivare? Qual è l’obiettivo? E dietro a tutto questo c’è un qualche messaggio?

L’obiettivo sarebbe migliorare sempre per fornire un prodotto che abbia una dignità autentica in termini realizzativi e di format. Farlo in tempistiche ristrette, con l’aggravante di un’approssimazione e scarsità tecnologica mi limita molto. Ci limita molto. Un sogno che si avvera sarebbe portare alla ribalta il progetto originario scritto in principio da me e Dario. Oltre alle risate c’erano risvolti emotivi alquanto interessanti. Un peccato non si sia trovato ancora il modo di realizzarlo.

Ringrazio Cluster Magazine per averci dato l’occasione di parlare di quel che c’è dietro al nostro prodotto. Speriamo che chi ci segue continui con lo stesso entusiasmo e promettiamo di migliorare di puntata in puntata per cercare di non deludere nessuno. A presto!

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