Ghost Agency 3rd Birthday Party: The Report

Cluster Magazine 20 gennaio 2012 0

Cosa c’è di meglio che svegliarsi alle sei del mattino, con due sole ore di sonno sulle spalle, e dover correre all’aeroporto, quando fuori è ancora buio e la temperatura è sotto zero? Niente, se il motivo è Cluster Magazine, la rivista che hai tirato su dal nulla e che, dopo solo due mesi di vita, è chiamata alla sua prima trasferta nazionale. Più o meno è questa la sensazione con cui ci svegliamo e che, al di là di quei primi secondi di sconforto, durante i quali ti senti dentro una bara e ti domandi chi cazzo è che te l’ha fatto fare, ci accompagna per il resto di una lunga, ma davvero lunga, giornata.

Inizia tutto all’Aeroporto di Ciampino, cornetto e caffè alla mano (tramezzino rucola e bresaola per qualcun altro.. ma come si fa?) più Corriere dello Sport e La Repubblica, giusto per darsi un tono. Tra facce assonnate e i gates che mano a mano si riempiono, tre elementi su quattro della redazione sono inquieti, perché nel 2012 ancora sono convinti che salire su una aereo e scavalcare le nuvole sia piuttosto pericoloso, nonostante la destinazione sia lo scalo di Bergamo e il volo duri in tutto cinquanta minuti. Ma non c’è più  tempo per recriminare, anche perché ti ritrovi dopo poco con le cinture allacciate e con l’hostess della Ryanair, in consueta vestaglia blu scura, che prova a convincerti che se qualcosa va storto hai ancora qualche possibilità di sopravvivenza. Il tempo di leggere che De Rossi è in forse per Catania, comunque, ed ecco che tocchiamo il suolo lombardo, con grandi grida di gioia e sospiri di sollievo. Curioso, poi, che la prima vittima della conquista che Cluster Magazine ha in mente sia proprio il boeing 737 che ci ha regolarmente condotto a terra: a lui spetta il primo adesivo, che gli appiccichiamo con  tanta gratitudine su un sedile.

Orio al Serio, dunque. Ci tuffiamo al gelo che non sono nemmeno le nove e mezza e ci viene da pensare che, se fossimo stati ancora a Roma, in un sabato così, saremmo appena andati a dormire! Un autobus Terravision, percorrendo un’autostrada di fabbriche, ci porta a Milano, Stazione Centrale. Nonostante i problemi alle mani di Francesco, che non riesce  a inserire i soldi nella apposita macchinetta, riusciamo a fare i biglietti per la metro e ci dirigiamo al centro. Piazza Duomo ci accoglie bella e severa, mezza vuota, e noi ci difendiamo con i nostri adesivi: la conquista è cominciata! In un locale pianifichiamo la nostra strategia, poi ci dirigiamo ai Navigli. Il  sole c’è, ma sembra finto, e tra una cazzata e l’altra si fa l’ora di pranzo.
Scegliamo un bel posto e, Francesco e Paolo, da buoni tradizionalisti medi, si sparano una bella cotoletta alla milanese. Alessandro e il buon Saverin, più naif, fanno i diffidenti. Il vino rosso ci riscalda, paghiamo il conto e cominciamo a pensare alle cose serie. Torniamo al Duomo e, dopo mezz’ora di telefonate, incontriamo Giulia. Se questa giornata è andata a buon fine lo dobbiamo in buona parte a lei, anzi, se questa webzine ancora esiste è grazie a lei che ci ha accompagnato, ripreso, accudito, svegliato, e accompagnato nuovamente. Ma andiamo per ordine.

Lasciamo Milano e il suo freddo, proiettandoci verso Mezzago, attraversando l’ignoto, eh si il casello dell’autostrada non mostra niente oltre di sé, solo una coltre di nebbia fittissima, altro che la foresta dei suicidi. Arriviamo a destinazione con la nostra consueta professionalità (a fine serata gli shots di Jager saranno tanti, supportati da altro alcool, ma procediamo sempre con ordine). Assistiamo al soundcheck delle band che si alterneranno sul palco, per essere poi accolti nel camerino dai Deaf Havana, che ci concedono un’intervista in Jack Daniel’s veritas.
Tappezziamo il Bloom con il marchio Cluster, la serata sta per iniziare, ci si vuol divertire, ma non prima di aver mandato giù un boccone, e allora? Bar tavola calda, diciamo tavola và, rende più l’idea. Toast prosciutto cotto e fontina e una Coca-Cola, il pasto dei campioni. Si torna al locale, pronti, carichi e liberi interiormente (la tavola calda ha richiesto l’intervento dei sommozzatori).

I megafantastici della Ghost Agency, agenzia organizzatrice della serata, hanno tirato su una gran bella roba, roba che di questi tempi a Roma ce le sogniamo serate così!

Sono le 22, si aprono i cancelli. I Deaf Havana accolgono le ragazzine firmando autografi e limonandoci. Tutto è pronto.

Atlantic Tides e My Breathing Harmony aprono le danze, col  veleno di chi vuole spaccare di brutto, e ci riesce. Noi. Indovinate cosa si fa? Bè, si brinda, chiaro. E vai giù di Jagermeister e Long Island.

Arriva l’ora dei The Electric Diorama e la gente impazzisce, ragazze e ragazzi che zompettano al ritmo di hit d’altri tempi, cantando a squarciagola (Matteo e Francesco in  realtà sono sotto al palco come delle quindicenni in piena tempesta ormonale. Quanto è bello essere teenager!).
E vai di Jager, ancora. Neanche il tempo di una  sigaretta che i quattro d’oltremanica sono già sul palco. I motherfuckers con i quali accolgono il pubblico si sprecano ed eccoli lì ad infuocare il Bloom, che bomba questi inglesi!

Il concerto finisce e noi abbiamo perso il conto dell’alcool che si è buttato giù. Troppo. La serata va terminando, almeno per noi che alle 6:30 abbiamo il volo di ritorno. La santa Giulia ci scarrozza fino all’aeroporto ed eccoci qua alla resa dei conti. Noi quattro e il bagno di Orio al Serio. I rumori dentro le toilette sono imbarazzanti, le facce lasciamo stare. Superiamo  il check-in ed eccoci a bordo. Neanche il tempo di chiudere gli occhi che in mezz’ora siamo a Roma.

Traumati nel profondo, ma belli allegri, ci rechiamo nelle nostre umili, ma davvero umili, dimore ad esalare l’ultimo respiro.

Milano tu c’hai provocato e noi te se semo bevuta!

Ciao megafantastici, alla prossima trasferta.

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